Abuso Psicologico: 5 segnali che non dovresti ignorare

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Ti sei mai chiesto se la tua relazione nasconde forme di violenza invisibile? L’abuso psicologico è una forma subdola e spesso sottovalutata di violenza che può manifestarsi in famiglia, sul lavoro, nelle coppie o in contesti sociali più ampi. A differenza della violenza fisica, non lascia segni visibili sul corpo, ma le sue conseguenze possono essere devastanti.

Riconoscere i segnali di violenza psicologica nella coppia è fondamentale per chiedere aiuto e proteggere la propria salute mentale ed emotiva. Purtroppo, la violenza psicologica, come quella fisica, colpisce principalmente le donne. Secondo i dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche, oltre 2,5 milioni di donne (10,1%) hanno riferito di subire violenza psicologica nel 2022, affrontando controllo, denigrazione e umiliazioni. Inoltre, circa 12 milioni di donne (50,4%) hanno sperimentato questo tipo di violenza almeno una volta nella vita. Questi atti di violenza psicologica sono perpetrati soprattutto da conoscenti e amici (34,2%), familiari conviventi (25,4%) e partner (25,1%).

In questo articolo, scopriremo insieme i campanelli d’allarme da non sottovalutare per individuare comportamenti di abuso psicologico in una relazione e le conseguenze che possono avere. Scopri come proteggerti e difendere la tua salute emotiva.

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La violenza psicologia: un quadro complesso

Quando si parla di violenza psicologica nella coppia, può capitare di pensare a urla e insulti. In realtà si tratta di un fenomeno complesso che si manifesta attraverso comportamenti non sempre espliciti, come manipolazione, intimidazione e vessazione. Queste dinamiche relazionali mirano a controllare, dominare e umiliare l’altro. Le conseguenze di questi comportamenti includono il crollo della fiducia e dell’autostima, isolamento dagli affetti e difficoltà a riconoscere e uscire dalla relazione abusante o a chiedere aiuto.

La manipolazione emotiva è un tipo di abuso psicologico che, in psicologia, si definisce come il tentativo di influenzare il comportamento e le emozioni di una persona sfruttando i suoi punti deboli e le sue vulnerabilità.

Secondo la teoria dell’attaccamento di Bowlby, questa manipolazione può avere radici nelle relazioni infantili disfunzionali, dove mancano affetto, sostegno emotivo e sicurezza. I bambini che non hanno avuto un legame sicuro con figure di riferimento possono crescere diventando adulti vulnerabili alla manipolazione emotiva. Questo perché cercano sempre l’approvazione e l’affetto dagli altri per colmare il vuoto lasciato dalla mancanza di un legame sicuro.

D’altra parte, il manipolatore è spesso una persona insicura, con bassa autostima, che esercita il controllo e la manipolazione per tenersi al sicuro dagli altri, per proteggersi. La convinzione di fondo di queste persone è: “Se spavento non vengo spaventato; se controllo, non vengo controllato; se manipolo non vengo manipolato”. Il manipolatore nasconde la sua insicurezza con comportamenti dominanti, idealizzati agli occhi della vittima.

La psicoterapeuta Isabelle Nazare-Aga, nel suo libro “La manipolazione affettiva: Quando l’amore diventa una trappola”, illustra alcuni esempi di comportamenti di manipolazione emotiva all’interno della coppia:

  • Minacciare di terminare la relazione se l’altra persona non acconsente ai propri desideri;
  • Usare il silenzio come forma di punizione nei confronti del partner;
  • Provocare sensi di colpa per ottenere ciò che si vuole dall’altro;
  • Mettere in discussione i sentimenti del partner;
  • Mettere in dubbio le capacità del partner;
  • Ricorrere all’auto-commiserazione e al vittimismo per ottenere ciò che si desidera;
  • Esprimere elogi o attenzioni solo quando si ottiene ciò che si vuole;
  • Utilizzare l’ironia o il sarcasmo per denigrare l’altra persona;
  • Usare la gelosia come strumento di controllo del partner, giustificandola come dimostrazione d’amore;
  • Isolare il partner dagli amici o dalla famiglia per esercitare un maggiore controllo.
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Riconoscere l’abuso psicologico

Se il livido provocato da uno schiaffo è facilmente visibile, i segni di una violenza psicologica sono più nascosti, sia agli occhi della vittima che dei suoi cari.

Questi comportamenti subdoli e ripetuti possono peggiorare nel tempo, rendendoli estremamente dannosi per chi li subisce. La manipolazione emotiva agisce sull’emotività della persona, sulla parte irrazionale, o inconscia.

Il livello di intelligenza o di cultura della vittima non c’entra nulla in queste situazioni perché tali comportamenti agiscono sull’emotività della persona, dunque sulla parte irrazionale, o potremmo dire inconscia.

Inoltre, secondo la teoria della dissonanza cognitiva di Festinger, le persone cercano di ridurre il conflitto interno quando le loro azioni non sono in linea con le loro credenze o valori. In situazioni di manipolazione emotiva, si tende a giustificare e razionalizzare il comportamento dell’altro per evitare. Le vittime possono essere portate a pensare “è impossibile che possa capitare proprio a me una cosa del genere, me ne accorgerei!”

Secondo le statistiche, a subire episodi di violenza sono soprattutto donne con meno di 60 anni che hanno un livello di istruzione medio-alto, un lavoro e un reddito medio (fonte: Consiglio Nazionale delle ricerche). È fondamentale parlare di questo fenomeno per proteggerci e proteggere gli altri.

Abuso psicologico

Esempi di comportamenti abusanti

Riconoscere la violenza psicologica è il primo passo per proteggersi. Ecco alcuni comportamenti da tenere sotto controllo:

  • Umiliazione e critica: La persona abusante cerca costantemente di denigrare il partner, mettendo in discussione i suoi successi e screditandoli. Questo avviene in ogni ambito della vita, che sia il lavoro, gli affetti o gli hobby. Si manifesta attraverso commenti sarcastici, battute sgradevoli e perfino insulti diretti come: “Ma dove vai vestita così? Non vedi che sei ridicola?”; “Ma cosa pensi di aver ottenuto? Guarda che l’aumento lo hanno dato a tutti”. Lo scopo è mantenere il partner in uno stato di insicurezza e bassa autostima, per renderlo dipendente e controllabile.
  • Accuse, negazione e senso di colpa: L’abusante evita sempre di assumersi la responsabilità nei confronti della relazione, facendo ricadere sempre le colpe sulla vittima. Ad esempio, potrebbe dire: “Noi litighiamo sempre, tu non impari mai!”. Inoltre, cerca di confondere la vittima negando comportamenti o fatti che dimostrerebbero le sue responsabilità o un comportamento violento, creando così dubbi sulla sanità mentale della vittima con frasi del tipo: “Non ho mai detto questo, sei tu che non capisci nulla!”.
  • Controllo e isolamento: L’abusante è solitamente molto geloso e controlla ogni movimento della vittima, inclusi i suoi amici, la palestra e altre attività sociali. Questo controllo può portare a scenate di gelosia e richieste sempre più stringenti, come evitare di uscire senza di lui o di frequentare determinate persone. A volte, la vittima stessa si limita per evitare conflitti, come rinunciare a uscire con gli amici perché il partner potrebbe arrabbiarsi, “non vengo a ballare con voi, sennò poi Giorgio si arrabbia”. Un’altra strategia manipolativa è quella di screditare le persone care alla vittima “ma non vedi che le tue amiche ti parlano dietro? È evidente che a loro non importa nulla di te”. Questo ha l’effetto di isolare la vittima dai suoi affetti e di ottenere il pieno controllo su di essa.
  • Trascuratezze emotiva: L’abusante tende a ignorare i bisogni emotivi del partner o li manipola per ottenere ciò che vuole. Ad esempio, può usare il silenzio punitivo fino a quando ottiene ciò che vuole, oppure minimizza la sofferenza del partner considerandola eccessiva o un tentativo di attirare l’attenzione.

Per capire se ci troviamo in una relazione abusiva, possiamo porci alcune domande e rispondere sinceramente:

  • Mi sento al sicuro in questa relazione?
  • Ricevo apprezzamento e rispetto?
  • La mia opinione conta e viene considerata?
  • Posso esprimermi liberamente?

Se la risposta a molte di queste domande è “no”, potrebbe essere un segnale di allarme. In una relazione sana, dovremmo sentirci liberi di esprimere noi stessi senza paura di essere giudicati, amati e rispettati dal nostro partner, e dovremmo provare una sensazione di sicurezza. In breve, il nostro partner dovrebbe aggiungere valore alla nostra vita, rendendola migliore, non peggiore!

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Le conseguenze dell’abuso psicologico

È importante non minimizzare le conseguenze di una violenza psicologica può avere sulla salute psicofisica delle vittime.

Le donne che hanno subito violenza psicologica o fisica vivono in uno stato di malessere generalizzato: “dichiarano livelli più elevati di stress e/o difficoltà nel sonno e una maggiore tendenza all’isolamento” (dott.ssa Sabrina Molinaro).

Molti studi evidenziano come le donne che hanno subito abusi psicologici o fisici corrano un rischio 5/6 volte più elevato di soffrire di depressione rispetto alle altre donne; così come sono molto più a rischio di sviluppare un disturbo post-traumatico da stress e altri tipi di malattie.

Il dato più drammatico si evince proprio nella difficoltà a riconoscere queste forme di violenza e a reagire. Le vittime possono sentirsi intrappolate, provare imbarazzo nel parlarne e senso di colpa. Questi sentimenti sono effetti diretti degli abusi che sfruttano le insicurezze della vittima per minare la sua autostima e capacità di giudizio critico.

Gli abusi perpetuati sfruttano le insicurezze preesistenti della vittima, amplificandole per erodere la sua fiducia in se stessa e il suo senso critico. Frasi come “non vali nulla da sola” sono utilizzate per mantenere la vittima dipendente e insicura. Questo ciclo di violenza la rende sempre più vulnerabile e dipendente dall’abusante, mentre giustifica e nasconde gli abusi, nonostante i danni evidenti.

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Uscire da una relazione abusante si può: il ruolo dell’empowerment

Uscire da una relazione abusante è possibile, e l’empowerment è fondamentale in questo processo. L’empowerment promuove l’autonomia e la consapevolezza delle persone, permettendo loro di difendersi meglio da situazioni abusive.

Secondo la teoria dell’autoefficacia di Albert Bandura, le persone sono più propense a difendersi da situazioni di violenza se credono di avere il controllo sulla propria vita e azioni.

In questo senso, l’empowerment permette alle persone di acquisire fiducia nelle proprie capacità e possibilità di modificare l’ambiente circostante e dunque di sviluppare strategie efficaci per affrontare le situazioni abusive.

Inoltre, la crescente sensibilizzazione su questi temi è un punto di forza. Le istituzioni hanno attivato strumenti concreti per fronteggiare il fenomeno. Se pensi di essere vittima di violenza, puoi chiamare il numero verde 1522, attivo tutti i giorni 24 ore su 24. Gli operatori forniscono supporto psicologico e giuridico, e indicazioni su strutture pubbliche e private a cui rivolgersi.

Anche il team di psicologi e coach di SOS Relazioni può aiutarti a riconoscere se sei in una relazione abusante o vittima di manipolazione affettiva, a coltivare l’empowerment come strumento di prevenzione e difesa, a individuare strategie per gestire la relazione e a migliorare la tua salute psicofisica.


Autore: Filomena P. Coach e Psicologa SOSRelazioni

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